17 marzo 2009

8360-Lettera ad un amico

Ciao Sasà,
sono di rientro dal Brasile,
e come puoi immaginare frastornato dallo sbalzo di temperatura, e la "tempesta " d'emozioni provate.

Ho avuto l'impressione di ritrovarmi adulto, nei luoghi che ho vissuto da bambino;
certe atmosfere di Marina di Camerota degli anni 70, San Marco di Castellabbate...le strade sabbiose, le vecchie auto o trattori gocciolanti d'olio, la terra rossa come un alone indelebile,
segno d'arciumano, di passione.
Già i colori...sarei impietoso con Bruxelles se solo azzardassi un paragone...sarebbe come sparare sui piccioni.
(c'è chi lo fa giustificandosi col fatto che ce ne sono troppi...)
Poi è il "mio" Brasile, quello che ho visto nel "mio" viaggio.

Un viaggio concepito come una fuga.

2 mesi senza gsm,
almeno una decina di giorni senza acqua ne corrente,
ritrovando una sorta di senso preciso,
"drammatico" se posso dirlo;
un senso che non vuole esser forzatamente una direzione,
ma una sorta di nuovo sguardo,
sul caos.

Non dimenticherò gli incontri umani,
scontri di culture e di mondi, di modi
eppure simili,
nei sorrisi
nei sogni.
Parlerei per ore solo per conservare quella sensazione di calore,
di mare, di natura quasi intatta;
mi rivengono per antitesi, i consigli dei "saggi contemporanei",
su come prevedere il futuro pensando alla pensione,
e di colpo rivedo i vecchi di laggiù,
(parlo dei piccoli villaggi di pescatori dove da pochissimo è arrivata l'elettricità, come Caraiva, Punta de Corumbau...),
abbronzati, sorridenti, a giocare con i loro pro-nipotini, ancora tirati, (sangue indiano non mente), e mi fermo lì.
Quasi stoppato da un qualunque: "E si tu vedi la poesia ovunque..."
...di rabbia urlerei: "Io continuo a vedere, mentre molti hanno smesso da un pezzo, e nonostante tutto, cose belle, anzi bellissime, e magari proprio per questo scrivo o provo con ogni mezzo pseudo artistico a trasmetterle..."
Chissà che da qualche parte-fessura nella carlinga pressurizzata del vivere europeo, il dubbio si insinui.
Lungi da ignorare i problemi enormi almeno come la superficie stessa del Brasile,
ma come sempre il giusto stà nel mezzo...
fosse Atlandide!?
...
Poi me ne frego;
Penso a i bambini, sono loro che devono sapere, è a loro che bisogna dare spazio, speranza.

E non perché loro sono piccoli ed indifesi,
ma perchè noi siamo grandi ed offensivi.

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